Ott 05

Be hungry, be foolish

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Steve JobsE’ passato un anno da quando questo profeta se n’è andato. E’ indubbio che la sua idea di computer, bello, potente e facile da usare, sia stata un come fascio luminoso. Fino alla sua visone della nuvola come nuova astrazione di Internet.

Lo si può amare e lo si può odiare. Questi in effetti sono i sentimenti contrastanti che le persone esprimono quando si parla di lui.

Giustamente lo si ricorda oggi ad un anno dalla morte: molta dell’informatica che usiamo oggigiorno e della nostra stessa vita hanno preso una direzione particolare grazie a lui e alla sua visione.

La stampa si è spellata le mani oggi per scriverne gli elogi, non mi voglio unire solo per una questione di ridondanza, la sua visione del mondo mi piace, ma è come far piovere sul bagnato. E il mio contributo sarebbe solo molto modesto.

Molti dicono però, e non senza ragione, che nessuno si ricorda di chi ha portato Internet dov’è oggi: Jon Postel (1943-1998) tanto per fare esempio di illustre sconosciuto per i più, che volle assicurarsi con il presidente Clinton, quando questi scrisse il Telecommunications Act (1996), che Internet rimanesse una rete libera. Jon Postel sicuramente non ha mai visto i soldi che ha visto Steve Jobs né ha prodotto gadget come iPad o iPhone così belli e così snob, ma è grazie (anche) a lui che oggi esistono Facebook, Google, YouTube o i servizi come la videoconferenza, Skype, la web TV, fino anche alla semplice (vien da dire: la cara vecchia) email.

Anche lui forgiò un comandamento che suona come quello di Jobs:

“Be liberal in what you receive and conservative in what you send.”

Sii liberale in ciò che ricevi e conservatore in ciò che dai, mi ricorda molto lo spirito della licenza GPL (una licenza con cui è possibile distribuire il software o qualsiasi altro lavoro dell’intelletto, che recita più o meno così: dai a chi modifica il tuo lavoro gli stessi diritti che hai ricevuto quando è passato per le tue mani).

Mi piace anche ricordare, soprattutto durante i miei corsi, questo aneddoto su Jon Postel: un giorno fu chiamato dalla Casa Bianca come consulente per poi ricevere l’incarico di direttore della ICANN (Società di Internet per l’assegnazione di Nomi e Numeri). All’epoca era, tra le altre cose, direttore dello IANA [¹] che lui stesso fondò. Ebbene, il personale della sicurezza della Casa Bianca non volle farlo entrare pensando fosse un pezzente, tanto era sloppy — veramente poco formale — il suo aspetto [²]. Altro che il “Dio della rete” come lo aveva battezzato l’Economist nel 1997!

Sì, certo, non abbiamo i suoi gadget da portarci appresso per ricordarci di lui. Ma basta ricordare che quando scriviamo http duepunti barra barra www punto facebook punto com, ci colleghiamo ad una macchina negli US tramite la magia del DNS, che ha inventato lui, una sorta di elenco telefonico dei computer connessi alla rete. O che quando scriviamo una mail, usiamo sotto sotto un altro ammennicolo che ha inventato lui, il protocollo per trasferire files o FTP. Quindi anche se non abbiamo iPhone, anzi – a maggior ragione – quale che sia il dispositivo che adoperiamo per usare Internet, un computer, uno smartphone o un tablet: ogni volta che facciamo click o tap possiamo onorare la sua memoria.


[1] Autorità di Internet per l’assegnazione di Numeri: con numeri si intendono gli indirizzi IP, fai un numero e risponde un computer – è così che funziona Internet (IANA)

[2] Memoriale nel sito dell’Università della California Meridionale

2 comments

  1. lui è stato bravo a rubare idee altrui e a monetizzarle, rendendole proficue economicamente. non ha inventato niente di nuovo ma semplicemente “pescato” di qua e di la idee e prototipi altrui…

    questo è l’unico suo merito!
    se di merito si puo parlare

    lo si può amare o odiare, e va benissimo, ma non si può attribuirgli meriti che non gli appartengono !

    1. Ma non era Bill Gates che aveva scopiazzato codice per fare il suo DOS e poi quando l’hanno portato in tribunale per plagio ha detto che i sorgenti li aveva persi? 😀
      Credo che tutti quelli che hanno successo ad un livello così alto debbano qualcosa a qualcuno (di uomini che si sono “fatti da sé” ne abbiamo le tasche piene, soprattutto in Italia), e raramente (forse mai) si trova chi è disposto a riconoscere il merito di altri nel proprio successo, se non in modo generico, tanto per lavarsi la coscienza. Purtroppo è la nostra natura… In dettaglio non sono a conoscenza di molte cose, tra cui le idee non sue a cui accenni, ma se ne può parlare. Grazie del tuo contributo.

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